Rientrato a Terra: intervista a Thomas Reiter Understand article

Tradotto da Lucia Morganti. Poco prima di Natale 2006, l’astronauta tedesco dell’ESA Thomas Reiter è rientrato dalla Stazione Spaziale Internazionale. Un mese dopo, Barbara Warmbein gli ha chiesto del suo viaggio, degli esperimenti che ha fatto – e di come si diventa astronauta.

Thomas Reiter durante la
passeggiata spaziale, 3
Agosto 2006

Immagine gentilmente
concessa dalla NASA

Thomas Reiter, astronauta tedesco per l’Agenzia Spaziale Europea (European Space Agency, ESA)w1, è un vero e proprio veterano dei viaggi spaziali. A 49 anni, padre di due bambini, ha trascorso più ore nello spazio di qualunque altro astronauta dell’ESA – in totale circa un anno, sommando i 179 giorni nella stazione spaziale russa MIR nel 1995 ed i 171 giorni nella Stazione Spaziale Internazionale (in inglese International Space Station, o ISS) nel 2006. Qualche giorno prima di Natale è rientrato a Terra, dopo aver portato a termine con successo una passeggiata nello spazio (o attività extraveicolare) di sei ore, raccolto dati per numerosi esperimenti europei a bordo dell’ISS, e collaborato alla preparazione della stazione in vista dell’arrivo del modulo europeo Columbus, il cui lancio è atteso entro quest’anno. Ho raggiunto Thomas al telefono, al Centro Europeo Astronauti di Colonia, in Germania.

Quanto tempo ci hai messo per riprenderti dal tuo lungo viaggio nello spazio?

Le prime ripercussioni forti erano ancora percepibili la mattina dopo l’atterraggio, ma poi la ripresa è andata avanti bene. Adesso, quattro settimane dopo l’atterraggio, non sento nulla. In tre o quattro settimane gli effetti sono praticamente svaniti.

Tenendosi in forma a bordo
dell’ISS

Immagine gentilmente
concessa dalla NASA

Che tipo di effetti?

Sono fondamentalmente tre i sistemi nel corpo ad essere colpiti: il sistema vestibolare (dell’equilibrio), che mostra gli effetti più grossi; il sistema ortostatico, che controlla la pressione sanguigna e si fa sentire dopo l’atterraggio, quando stai in piedi a lungo e provi le vertigini; ed i muscoli, che devono riadattarsi alla gravità. Certo, in orbita ho fatto molto esercizio fisico. Questo aiuta ad accelerare la ripresa. Devi tenere i tuoi muscoli in allenamento mentre sei in assenza di peso, o scompaiono. Ma nelle prime ore che seguono l’atterraggio gli effetti sono piuttosto forti.

Cosa fanno gli astronauti quando sono a Terra? Cosa fai al momento, a parte le interviste?

Al momento il compito più importante che ho è la preparazione dei rapporti tecnici per gli scienziati, il personale operativo e dirigenziale.

Significa che devi consegnare i risultati degli esperimenti?

Non soltanto i risultati. Io non mi occupo dei risultati degli esperimenti scientifici perché questo lo fanno gli scienziati. Ma essi hanno bisogno di sapere in quali condizioni gli esperimenti sono stati eseguiti. E ovviamente ci sono molte questioni tecniche rilevanti per il personale operativo, per esempio come possono migliorare la programmazione per rendere il lavoro sull’ISS il più efficiente possibile – per adoprare il maggior tempo possibile per il lavoro scientifico. Questo tipo di rapporti si fa con ogni agenzia. Ho iniziato a Houston con la NASAw2, ed ora ripeto interamente il procedimento qui all’ESA, mentre fra due settimane farò rapporto ai nostri soci russiw3.

Hai individuato qualcosa in particolare che potrebbe essere migliorato?

Certo, c’è sempre qualcosa da fare. Era nostra intenzione preparare la squadra operativa per l’arrivo del modulo europeo Columbus ed in particolare per l’inizio immediato di un’operazione che facesse subito uso di Columbus. Basandomi su questi ultimi sei mesi passati sull’ISS, credo che possiamo migliorare alcune cose, tagliando un po’ di ore qui e là velocizzando la programmazione. È interessante vedere la moltitudine di macchinari necessari per fare una stazione spaziale. Essi includono sistemi di sopravvivenza, sistemi di controllo di quota e temperatura e così via. E la nostra esperienza può servire a perfezionare le future esplorazioni spaziali, in cui sicuramente l’ESA sarà coinvolta… ritornare sulla Luna o, in un futuro ancora più lontano, andare su Marte.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più durante la tua ultima missione?

I momenti più emozionanti sono sicuramente il lancio e fare un’attività extraveicolare

Ma non è pauroso?

No, non fa paura. Anzi è davvero molto emozionante, e chiunque ha l’opportunità di essere lassù non vede l’ora di lasciare la stazione almeno per qualche ora. Ci sono momenti interessanti anche dentro, quando si gode di viste magnifiche della Terra o del cielo stellato. E c’è il rientro. Questi sono i momenti più forti dal punto di vista personale ed emotivo.

Ma la cosa più importante è ovviamente il lavoro. Fare questi grandi esperimenti, e lavorare alla frontiera di tutti questi progetti di ricerca, è davvero molto eccitante. Stare a bordo di una stazione spaziale è già qualcosa di unico. Occorrono molti macchinari per far funzionare l’ISS, ed anche con tre persone dobbiamo lavorare duro per curare la manutenzione di tutto in modo che la stazione sia un posto dove si può vivere. Ma ad ogni rinforzo dell’equipaggio, il bilancio fra la manutenzione e la produzione di risultati scientifici si sposta verso il lavoro scientifico.

Quali esperimenti particolari ti tornano in mente?

In generale, ho fatto esperimenti nel campo delle scienze della vita, biologia, fisica ed astrofisica. Avevamo anche alcuni progetti educativi, e questo è interessante perché mi ricordo molto bene di quando ero un ragazzino a scuola e seguivo tutte le attività dei viaggi spaziali.

Avevamo un esperimento di biologia sulla crescita delle piante, per studiare i processi che avvengono a livello molecolare. L’obiettivo non era soltanto far crescere le piante in assenza di peso, ma aumentare la resa agricola studiando come crescono le piante, migliorandone i processi e rendendole resistenti a condizioni particolari.

Avevamo anche un esperimento di fisica chiamato ‘Plasma Crystal’, che ha una quantità incredibile di possibili applicazioni pratiche. Al momento è ancora in fase di sperimentazione, e gli scienziati stanno cercando di capire come le dinamiche sono affette dall’assenza di peso. Potrebbero esserci applicazioni in molte aree, dalla produzione dei semiconduttori alla costruzione di centrali a fusione, e dunque si tratta di un campo estremamente interessante.

Da ingegnere, è bello vedere che ancora oggi ci sono molti meccanismi del nostro corpo che non sono stati compresi a fondo. Avevamo esperimenti sul sistema immunitario, per studiare come funziona. Un altro campo di studi era il sistema cardiovascolare o vestibolare. Insomma, ho lavorato ad una grande varietà di attività.

Guardando attraverso l’atmosfera terrestre dall’ISS
Immagine gentilmente concessa dall’ESA/Thomas Reiter

Hai detto che avevate anche esperimenti educativi. Puoi descriverli?

Avevamo un esperimento chiamato ‘Esperimento di emulsione dell’olio’. Si trattava di un tubo di plastica contenente acqua ed olio; l’olio veniva colorato di rosso, mentre l’acqua era ovviamente priva di colore. Si può osservare come si comportano questi due liquidi – che normalmente non si mescolano – in assenza di peso. Qui sulla Terra, l’acqua si posiziona sul fondo del tubo, mentre l’olio, che ha densità minore, sopra. In assenza di peso, l’olio forma delle bolle nell’acqua. L’esperimento consisteva nell’agitare il tubo cercando di ottenere un’emulsione e poi osservare il comportamento dell’olio nel tempo. Tutto questo è stato filmato. Molti studenti da tutta la Germania hanno eseguito l’esperimento quasi in contemporanea. Essi hanno fatto diverse ipotesi su come l’acqua e l’olio si sarebbero comportati e poi hanno guardato il video dell’ISS. Così da testare le loro congetture.

Con la mia università, l’Università di Neubiberg, abbiamo condotto alcuni piccoli esperimenti per mostrare la stabilità dei moti rotatori. Allo scopo avevo un piccolo cubo di alluminio con me. Esso possedeva diversi momenti d’inerzia, ed io lo ruotavo attorno ai tre diversi assi. Tutto è stato ripreso. Si vede chiaramente che ruotando il cubo attorno a due dei suoi assi la rotazione è stabile, mentre attorno al terzo essa è instabile. L’esperimento era pensato per studenti di 15-16 anni o più grandi, fino al primo anno di università.

Io credo sia interessante per gli alunni e gli studenti vedere queste applicazioni pratiche dell’assenza di peso, che sulla Terra sarebbero molto difficili da dimostrare.

Come ti sei preparato per stare sull’ISS? Cosa hai fatto per essere pronto all’assenza di peso e alle condizioni anguste di lassù?

La preparazione richiede molto tempo. Per me, la preparazione diretta per la missione ha richiesto circa due anni. Ed in più c’è la preparazione iniziale o allenamento base che dura almeno un anno o un anno e mezzo. Devi conoscere tutti i diversi macchinari che ti mantengono in vita e da cui dipendi quando sei in orbita. Devi anche prepararti per tutto il lavoro scientifico che dovrai fare su nello spazio.

Non si fa molta preparazione per l’assenza di peso. Ci sono poche occasioni, come i voli parabolici, in cui provi la sensazione per qualche secondo, ma non si può parlare davvero di preparazione, è più una sorta di familiarizzazione. Per le attività extraveicolari, invece, bisogna prepararsi a lungo. Utilizziamo grandi piscine allo scopo. La NASA ha una piscina enorme a Houston, dove prepararsi per le attività extraveicolari. Tipicamente per ogni ora che stai nello spazio devi trascorrere sei ore nella piscina.

Hai due bambini. Come reagiscono al fatto che loro padre è un astronauta? Che domande ti fanno?

Sai, ottengono già moltissime informazioni nel tempo che passo con loro. È raro che abbiano ulteriori domande. Ogni volta che sono a casa, cosa che purtroppo non si verifica tanto spesso, racconto della preparazione e di quello che ho fatto. E quando sono in addestramento e lontano dalla famiglia, cerco di chiamarli almeno una volta al giorno, e racconto “Oggi sono stato in piscina per prepararmi per la mia attività extraveicolare”. Il bimbo più piccolo, che ha nove anni, qualche volta fa delle domande, tipo perché un missile ha solo tre stadi.

Cosa ti ha spinto a voler diventare astronauta?

Era il sogno di quando ero bambino. Quando avevo sei, sette, otto anni seguivo tutte le attività spaziali. Ad 11 anni ho guardato il primo atterraggio sulla Luna. Già allora sognavo di diventare un astronauta. All’epoca, questa professione non era molto facile da intraprendere in Europa, ma sono stato fortunato. Ci fu una selezione – nel 1986, mi sembra – ed io avevo proprio l’età giusta e tutti i giusti prerequisiti. Non ci pensai due volte. E ha funzionato!

Tu sei un ingegnere ed anche un pilota. Diresti che queste sono qualificazioni tipiche?

Fino ad un certo punto. Un buon numero di cosmonauti russi e di astronauti nei voli della NASA ha una formazione simile. Ma non è l’unica combinazione possibile. In tutte le agenzie, all’ESA, alla NASA ed anche presso l’agenzia spaziale russa, si trovano ingegneri o scienziati che non hanno esperienze di volo. Io ritengo, riferendomi all’European Astronaut Corps (gli astronauti ESA considerati attivi al momento), che l’assortimento di professioni diverse sia decisivo. Noi abbiamo un discreto assortimento: scienziati, dottori, ingegneri e perfino insegnanti. Qualcuno è pilota, come me.

Puoi dare un consiglio generale ai bambini che vogliono diventare astronauti?

Se pensano di voler fare l’astronauta, devono considerare l’idea di studiare fisica, ingegneria, biologia o qualcosa di simile. E dovrebbero farsi un po’ d’esperienza con qualche lavoro: nessun astronauta viene selezionato direttamente dall’università.

Tramonto visto dalla Stazione Spaziale Internazionale
Immagine gentilmente concessa dalla NASA

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Web References

Resources

  • Maggiori informazioni sulla missione Astrolab di Thomas Reiter, inclusi i fogli informativi di tutti gli esperimenti che ha condotto, sono disponibili qui.
  • L’ESA ha realizzato anche molto materiale educativo sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS):
    • Un kit educativo sull’ISS per scuole primarie e secondarie è disponibile in tutte le 12 lingue dell’ESA. Esso è basato su tutte le attività affascinanti che hanno a che fare con la costruzione, il lavoro, e la vita a bordo dell’ISS, e contiene informazioni per contestualizzare ed esercizi per le lezioni. I kit sono disponibili per tutti gli insegnanti scolastici degli stati membri dell’ESA e possono essere ordinati gratuitamente online: www.esa.int/spaceflight/education
    • Una versione interattiva del kit educativo sull’ISS è disponibile qui.
    • Una serie di lezioni in DVD sull’ISS affronta temi legati ai programmi delle scuole europee. La seconda puntata, intitolata Body Space, esplora gli effetti dell’assenza di peso sul corpo umano, per esempio sul sistema vestibolare (dell’equilibrio). I DVD possono essere ordinati gratuitamente dagli insegnanti: www.esa.int/spaceflight/education
    • Robotics, il quarto dei DVD sull’ISS, verrà reso pubblico alla fine del 2007. Esso contiene anche un’intervista a Thomas Reiter e mostra molti degli esperimenti che ha fatto durante la sua recente missione.
    • Entro la fine del 2007, una lezione online sugli esperimenti sulla stabilità dei moti rotatori sarà disponibile sul sito dell’ESA.
  • Ulteriori dettagli e materiale educativo possono essere trovati sul:

Institution

ESA

Review

Quest’articolo permette di dare un’occhiata alla vita di un astronauta. Fornisce informazioni su alcuni degli esperimenti e sul lavoro portato avanti in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale, e descrive come si sente un astronauta durante la missione.

L’articolo può essere usato in molti modi: come fonte d’informazione per progetti scolastici, come un articolo interessante per un esercizio di comprensione o perfino come un testo di orientamento al lavoro.


Mark Robertson, Regno Unito




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