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Idrocarburi: fossili, ma non (ancora) estintiSubmitted by rau on 26 March 2010
Traduzione di Monica Mauri
Riserve nei giacimenti
Questo fluido, principalmente con l’acqua che era anch’essa intrappolata, cercava di risalire attraverso le rocce porose finché non veniva – in alcuni casi – fermato da uno strato impermeabile di sedimenti. In zone nelle quali la geometria determinata da rotture e deformazioni aveva formato sacche di raccolta tridimensionali, o giacimenti, il fluido si accumulava, e lì rimaneva a sobbollire lentamente. A causa dell’assenza di ossigeno, l’energia solare immagazzinata sotto forma di energia chimica all’interno delle molecole non veniva bruciata (ossigenata), ma conservata per milioni di anni. Talvolta si formava una fase gassosa distinta sopra a quella oleosa, ed in altri casi, quando solo piccolissime molecole idrocarburiche trovavano una strada verso una cavità di raccolta, si formava una ‘bolla di gas’. Consideriamo che questa bolla di gas, esattamente come un giacimento di petrolio, è racchiusa in una roccia porosa, i cui pori sono riempiti di petrolio e/o gas e/o acqua.
Il fabbisogno energetico nel mondo moderno
Gas liquefatti Con la tecnica della liquefazione del gas naturale, il gas venne compresso fino a circa 1/600mo del suo volume, divenendo così trasportabile a lunghe distanze. Recentemente, è diventato possibile anche trasformare chimicamente il gas su scala commerciale in idrocarburi più pesanti (liquidi) come il gasolio o combustibile diesel (GtL, gas to liquid). Così, enormi riserve di gas (nel Golfo Persico, ad esempio, c’è un giacimento grande 10 volte quello di Slochteren in Olanda, il più grande giacimento europeo di gas naturale, della grandezza stimata di 1.5 × 1012 m3;anche la Russia possiede grandi riserve di gas) potrebbero essere usate per soddisfare il fabbisogno energetico. Tutto questo è stato possibile grazie allo sviluppo di tecnologie avanzatissime. Il primo pozzo petrolifero della Shell in Malesia, a Miri, era a soli 140 m di profondità, e fu trivellato nel 1910 con una tecnica che i Cinesi avevano utilizzato per secoli per l’estrazione del sale. Nei 60 anni della sua esistenza, sono stati estratti 100 000 m3 di petrolio con una pompa a bilanciere.
Tra il giacimento e la piattaforma, può verificarsi una miriade di problemi che devono essere conosciuti e risolti. Oltre al knowhow e alla tecnologia, questo richiede ingenti capitali, e questo tipo di settore petrolifero può essere redditizio solo se produce giornalmente grandi quantità di petrolio: al largo delle coste della Malesia, è stato recentemente trovato un nuovo bacino, che produrrà in quattro giorni il petrolio che la prima fonte a Miri ha prodotto in 60 anni: cioè 650 000 barili di petrolio, circa 100 000 m3. Dati di fatto sugli idrocarburi R/P stimato: fino a 93 anni Costo per kWh: il costo dipende enormemente dalla fonte. I costi di produzione spaziano da una manciata di dollari al barile per petroli facilmente estraibili in Arabia Saudita a decine di dollari al barile per petroli pesanti in zone remote. Rischi: inquinamento durante trasporto e lavorazione; produzione di CO2 durante l’utilizzo. Tempo di ricerca previsto: Le ricerche verranno eseguite finché questi combustibili esisteranno, al fine di renderli più economici, più puliti e più efficienti sul piano energetico, per estrarre una porzione più ampia di petrolio dai giacimenti, e anche per riuscire a sfruttare vantaggiosamente i piccoli giacimenti. Dove stiamo andando? Una cosa è chiara: tutto il petrolio o i gas che sono stati estratti sono perduti per sempre. Slochteren si sta esaurendo, i famosi giacimenti del Mare del Nord si stanno esaurendo, e persino nel Golfo del Messico, la più importante fonte di petrolio per la nazione più affamata di energia del mondo – gli USA – i bacini che vengono trovati sono sempre più piccoli. L’economia basata sugli idrocarburi morirà presto di una morte lenta, o forse veloce? In definitiva, le scorte sono certamente limitate, ma ci sono ancora degli assi nella manica degli idrocarburi. Miglioramento del recupero del petrolio A seconda delle precise condizioni di un giacimento petrolifero, approssimativamente un terzo del petrolio disponibile viene in genere estratto. Il resto rimane nei pori della roccia. Grazie alla tecnologia, si può ancora fare qualcosa per estrarre più petrolio: dalla relativamente semplice iniezione d’acqua per spingere fuori il petrolio dal giacimento, al lavaggio con tensioattivi e polimeri per sciogliere via il petrolio dalla roccia. Grazie agli elevati prezzi del petrolio, queste migliorate tecniche di recupero stanno diventando molto interessanti. Oli pesanti e sabbie bituminose Ci sono anche giacimenti che contengono oli molto pesanti, cioè viscosi. Prima questi non venivano valorizzati economicamente, ma anche qui la tecnologia può portare dei cambiamenti. Non è però una cosa facile, e richiederà grandi investimenti, anche nella costruzione di conoscenze.
Carbone
Gas idrati Il metano, di origine batterica o fossile, che viene liberato dai fondali marini, può formare quelli che sono conosciuti come gas idrati. Questo è un tipo di ghiaccio che, a causa del metano intrappolato all’interno (sotto pressione), ha un punto di fusione superiore. Grandi quantità di metano sono probabilmente accumulate in enormi bacini di idrati sul fondo dell’oceano, compresa la costa orientale degli Stati Uniti. Si pensa che le risorse energetiche complessive in gas idrati sulla Terra siano più grandi di quelle di tutti gli altri combustibili fossili messe insieme. Tuttavia, non si ha ancora neppure la più pallida idea di come sfruttare queste riserve (in modo sicuro). Riserve e produzione In gran parte della Terra sono state fatte ricerche della presenza di giacimenti petroliferi e di gas. La maggior parte delle regioni nelle quali sono presenti idrocarburi sono state individuate: queste sono note come regioni petrolifere e regioni dei gas, compreso il nostro Mare del Nord. All’interno di queste aree, si stanno ancora trovando dei giacimenti, ma quelli veramente grandi sono già noti, a sta diventando sempre più difficile e costoso sviluppare quelli nuovi. La tabella sotto riportata fornisce una panoramica delle riserve attualmente accertate. Tuttavia su questi numeri c’è una considerevole incertezza, sia di natura tecnica (stimare le dimensioni di un giacimento è estremamente difficile) che di natura politica (nazioni e compagnie petrolifere possono avere tutti i tipi di ragioni per far sembrare i giacimenti più grandi o più piccoli).
Riserve mondiali accertate e produzione annuale di idrocarburi espresse in volume (m3 di gas in condizioni standard di 1 bar, 15 °C) e in termini di contenuto energetico. R/P è il rapporto tra le scorte e la produzione annuale, e fornisce il numero di anni restanti di durata delle riserve conosciute, se sfruttate all’attuale velocità di produzione Secondo questa tabella, al ritmo attuale di consumo, dovremmo avere ancora 93 anni per poter utilizzare tutta l’energia fossile disponibile. Questo sembra più rassicurante di quanto in realtà non sia, per alcune ragioni:
Ci sono molti fattori che incidono sulla ricerca e sulla produzione di combustibili fossili, ma quelli principali sono che la quantità di idrocarburi è limitata e che le riserve di comprovata esistenza non dovrebbero essere viste come barili di scorta che possono essere aperti in qualunque momento: molto tempo e denaro devono essere investiti prima che essi possano essere usati. Si può immaginare che ci saranno problemi di produzione prima che la mancanza di riserve diventi problematica. Il picco di HubbertInfine, bisogna notare che gli idrocarburi non vengono utilizzati solo per la produzione di energia. Approssimativamente la decima parte viene impiegata nell’industria petrolchimica per ottenere un’enorme varietà di prodotti: dalla plastica ai solventi, ai farmaci e ai detergenti. Proprio come l’energia, questi sono diventati una parte essenziale delle nostre vite. In breve, fortunatamente, ci sono ancora combustibili fossili, ma secondo il R/P, non dovremmo pensare a questo fatto come ad una soluzione del problema, ma come ad un suo rinvio! Petroliere ed oleodotti La tecnologia del trasporto del petrolio si è evoluta di pari passo all’industria petrolifera. Originariamente venivano utilizzate navi da trasporto e chiatte per trasportare il petrolio in botti di legno. Ma queste botti erano pesanti, soggette a perdite, ed erano costose, tanto da incidere fino alla metà dei costi di produzione del petrolio. Nel 1876, Ludvig e Robert Nobel, fratelli di Alfredo Nobel, fondarono la Branobel a Baku, in Azerbaijan, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo alla fine del diciannovesimo secolo. Essi aprirono con successo la strada alla costruzione delle petroliere, ma sperimentarono anche alcuni dei primi incidenti delle navi cisterna. Le moderne superpetroliere arrivano fino ai 400 metri di lunghezza, con una capacità fino a 500 000 DWT (DWT sta per deadweight tonnage, cioè portata lorda, una misura del peso che un cargo o una nave possono trasportare in condizioni di sicurezza). Esse possono trasportare due milioni di barili di petrolio, che corrispondono al consumo petrolifero giornaliero della Francia nel 2007.
Solo per il quantitativo di petrolio trasportato, le petroliere moderne devono essere considerate una minaccia per l’ambiente, con fuoriuscite di petrolio dagli effetti devastanti. Il petrolio grezzo contiene idrocarburi aromatici policiclici che sono molto difficili da rimuovere, e rimangono per anni nei fondali e nell’ambiente marino. Le specie marine che vi sono costantemente esposte possono mostrare problemi nello sviluppo, predisposizione alle malattie, ed un ciclo riproduttivo anomalo. L’International Tanker Owners Pollution Federation (Federazione Internazionale dei Proprietari di Petroliere per lo studio dell’Inquinamento) ha individuato 9351 perdite accidentali verificatesi dal 1974 al 2008. La maggior parte delle fuoriuscite deriva dalle operazioni di routine quali il carico e lo scarico, ed il rifornimento di carburante. Mentre più del 90% delle perdite di petrolio che avvengono durante le fasi operative sono di piccole dimensioni, ammontando a meno di sette tonnellate per ogni fuoriuscita, le perdite dovute ad incidenti come collisioni, arenamenti, rotture degli scafi, ed esplosioni sono molto maggiori, e l’84% di queste comporta perdite di più di 700 tonnellate. I moderni oleodotti esistono fin dal 1860, ed oggigiorno attraversano il mondo con una rete lunga milioni di chilometri e in continua crescita, con la Russia ed il resto dell’Europa che contribuiscono ciascuna con circa 250 000 km di gasdotti ed oleodotti (il 70 % di questi trasportano gas). Essi in genere costituiscono il modo più economico per trasportare grandi quantità di petrolio o gas naturale via terra. Gli oleodotti sono fatti da tubi di acciaio o plastica, con diametri interni che vanno dai 10 ai 120 cm, e sono in genere interrati a 1-2 metri di profondità. La portata del petrolio, pari a circa1-6 m/s, è assicurata da stazioni di pompaggio situate lungo l’oleodotto. Condutture multi-prodotto vengono utilizzate per trasportare due o più prodotti diversi in sequenza nella stessa tubazione. Solitamente non c’è una separazione fisica tra i diversi prodotti, così avvengono delle miscelazioni, le quali generano un’interfaccia contaminata che viene rimossa dall’oleodotto nelle strutture riceventi. Per il gas naturale, le tubature vengono costruite in acciaio al carbonio, con diametri che variano da 5 a 150 cm, a seconda del tipo di conduttura. Il gas viene pressurizzato per mezzo di stazioni di compressione, ed è inodore, a meno che non venga odorizzato con mercaptani, ove richiesto dalle autorità competenti. Gasdotti ed oleodotti non sono semplicemente un mezzo di trasporto: essi sono connessi a questioni di geopolitica e sicurezza internazionale, e la loro costruzione, la collocazione, ed il controllo spesso figurano in modo rilevante tra gli interessi e le azioni dei vari stati. Gli oleodotti attraversano aree soggette a terremoti e guerre, riserve naturali e fondali marini. Poiché essi contengono materiali esplosivi ed infiammabili, sollevano particolari questioni di sicurezza, essendo le rotture e le esplosioni mortali gli incidenti più comuni. Riferimenti Schätzing F (2006) The Swarm. Hodder & Stoughton (London, UK): ISBN-13 978-0340895238 Risorse Per un elenco completo degli articoli di Science in School sull’energia, vedere www.scienceinschool.org/energy Ringraziamenti L’articolo è stato pubblicato originariamente in olandese:
ed è stato ripubblicato online sul sito www.kennislink.nl. È stato tradotto ed adattato per Science in School con l’aiuto di Roland van Kerschaver, Jos de Graaf and Salvatore Accardi. Menno van Dijk lavora per il dipartimento per la sicurezza dei flussi al centro tecnico della Shell ad Amsterdam, in Olanda. L’articolo è stato da lui scritto per proprio conto, non in relazione al suo lavoro. Recensione La tecnologia potrebbe essere preistorica, ma l’utilizzo dei combustibili fossili continua a costituire una parte integrale e sempre più costosa del nostro stile di vita, non per ultimo a causa della rapida industrializzazione delle nazioni più popolose della Terra. Come i prodotti farmaceutici, il petrolio è un grande business con un massiccio input scientifico. L’articolo di Van Dijk può fornire agli insegnanti di scienze una guida nella discussione su alcuni dei seguenti argomenti nelle loro classi. Gli studenti potrebbero prendere in considerazione gli aspetti economici di come possa pena convenire, oggigiorno, estrarre persino combustibili fossili relativamente inaccessibili. Quanto dovrà costare un barile di petrolio prima che valga la pena di affrontare le difficoltà dello sfruttamento delle riserve “iperpesanti” descritte? Gli studenti potrebbero prendere in esame il modo in cui la distribuzione delle riserve idrocarburiche sul nostro pianeta ha influenzato le relazioni internazionali, dal punto di vista sia strategico che economico. E mentre la natura non-rinnovabile di questa risorsa è ben nota alla maggior parte degli studenti, il fatto che circa un decimo non venga affatto utilizzato come combustibile è meno considerato. Quali argomenti potrebbero sviluppare gli studenti per ridurre il consumo di combustibili fossili al fine di assicurare riserve di materie prime di origine fossile per impieghi che comprendono ‘materie plastiche, solventi, farmaci e detergenti’? La questione energetica richiederà un gran numero di risposte, e gli odierni studenti di scienze potrebbero elaborare alcune delle soluzioni, come anche essere adatti a vivere con una minore impronta idrocarburica nel futuro. Ian Francis, Regno Unito
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