La scienza dice la verità? Understand article

Tradotto da Marianna D'Amico. Dovremmo credere a quello che ci dice la scienza? Un filosofo della scienza commenta le risposte degli insegnanti a questa domanda impegnativa.

Come insegnante di scienze, capita mai che i tuoi studenti ti mettano in difficoltà, non solo riguardo ai dettagli di quello che insegni ma anche riguardo il valore della conoscenza scientifica in sé? A confronto con le generazioni precedenti, le persone ora sono più scettiche riguardo le istituzioni e le opinioni degli esperti in ogni campo della conoscenza, e probabilmente i giovani lo sono più degli altri. È facile pensare ad esempi in cui il suggerimento  scientifico è cambiato a causa di nuove prove.

Come dovrebbero, allora, rispondere gli educatori alla domanda “la scienza dice la verità?”. Quali risposte supportano la validità della scienza? E quali invece possono danneggiarla?

Le risposte degli insegnanti in difesa della scienza

In questo articolo osserviamo alcune risposte date in classe da reali insegnanti di scienze nel tentativo di difendere la conoscenza scientifica dalle domande degli studenti, come ad esempio “Perché dovremmo credere a quello che dice la scienza?”. Queste risposte sono seguite dai commenti e dai consigli di un filosofo della scienza, in modo da aggiungere l’opinione di un esperto alla questione.

Risposta 1: “La verità è relativa: la tua verità non è la mia verità”

Spesso si ha la tentazione di dare questo tipo di risposta contro le sfide poste da qualunque pretesa conoscitiva, non solo nel campo scientifico. L’obiettivo è quello di evitare completamente la domanda sulla verità, ma funziona?

Il problema di vedere la verità come una cosa relativa è il seguente: senza una nozione di verità come qualcosa di oggettivo, diventa impossibile persino capire com’è possibile apprendere qualcosa riguardo il mondo che ci circonda. Se quello che noi diamo per vero è vero solo a livello individuale, potremmo mai concordare o discordare l’un l’altro? Io avrò sempre ragione e anche tu, o piuttosto, non esisterà più un “avere ragione”.

Una visione relativa della verità priva le persone di una piattaforma condivisa per la comunicazione, come suggerito da questa illustrazione, basata sul disegno intitolato “Relatività” dell’artista MC Escher.
vexworldwide/Shutterstock.com
 

Immagina due persone sedute in una stanza, una dice di sentire freddo e l’altra pensa che faccia caldo. Questo è comprensibile: una persona semplicemente sente freddo più facilmente di un’altra. Ma cosa succede se una persona afferma, basandosi sulla lettura di un termometro, che la temperatura nella stanza è di 19 °C, e l’altra dice che è di 22 °C? Se entrambe hanno ragione non avrebbero un punto di riferimento comune sul quale basare alcuna decisione (per esempio, se accendere o meno il riscaldamento). Non essere in disaccordo suona piacevole, ma, in realtà, nessuno potrebbe fare affidamento su quello che gli altri affermano e non ci sarebbe modo di dire come stanno realmente le cose.

Esiste un aspetto del relativismo della verità che attrae molte persone perché sembra soddisfare il nostro desiderio di evitare di affermare troppo. Questo è più evidente se poniamo il contrasto in termini di “verità relativa contro verità assoluta”, dopotutto chi vuole ancora essere un assolutista? Ma affermare che esiste una verità riguardo ogni questione non significa che si conosca quale essa sia. Se vogliamo essere modesti nel fare affermazioni riguardo la conoscenza allora dobbiamo stare molto attenti alle affermazioni che facciamo e alle incertezze associate ad esse. Negare che possa esistere una realtà oggettiva non esprime modestia riguardo la nostra conoscenza, bensì rende la conoscenza del mondo impossibile.

Risposta 2: “La scienza gira intorno ai modelli, non alla realtà”

Modello di una molecola di
DNA. Una volta che Crick e
Watson costruirono il primo
modello della struttura di
DNA, la forma a doppia elica
portò rapidamente a nuove
teorie riguardo al ruolo del
DNA nell’ereditarietà.

Enzymlogic/Flickr

È un dato di fatto che la scienza fornisce modelli su come è fatto il mondo. Tuttavia, è un errore pensare che, dato che la scienza fornisce modelli, allora non riguarda la realtà.

Ogni volta che pensiamo a qualcosa lo facciamo in riferimento ad un mezzo, sia che si tratti di parole in un linguaggio o di immagini che sono disegnate o immaginate. In ogni caso, abbiamo sempre bisogno di un mezzo di rappresentazione. Il pensiero scientifico non è diverso: esso rappresenta modelli della realtà con l’intenzione di rappresentare solo gli aspetti che sono sotto indagine.

Ovviamente, i modelli non possono essere la realtà in sé: essi sono mere rappresentazioni di essa. La realtà in sé è quello su cui sbattiamo la testa o quello con cui ci bruciamo le dita. Visto che i modelli scientifici e le teorie scientifiche sono rappresentazioni, tutto quello che possiamo chiedere è che essi prevedano e spieghino i fenomeni nel modo più preciso possibile.

La critica è quindi che la scienza usa cattivi modelli? Certamente, gli scienziati discutono su quale modello faccia le giuste supposizioni, quale usa i parametri corretti, include tutte le caratteristiche rilevanti, eccetera. Pertanto, la critica non può essere sulla scienza di per sé perché la scienza rende affar proprio l’affrontare questo tipo di problemi. I modelli possono essere testati e i loro risultati comparati portando a graduali miglioramenti.

Risposta 3: ”Le teorie scientifiche sono solo un modo di rendere i dati corretti: tutto quello che abbiamo sono osservazioni.”

É un pensiero interessante che ha dietro una lunga storia. Nel secolo in cui la visione geocentrica del nostro Sistema Solare fu sostituita dalla visione eliocentrica, fu spesso utile (per ragioni legate alla società del tempo) dire che tutto quello che importava era “salvare le apparenze”. Nel libro in cui Copernico propone la sua spiegazione eliocentrica, la prefazione avverte i lettori di non prendere come affermazioni della realtà  le descrizioni della Terra che ruota intorno al Sole: le descrizioni sono lì solo per spiegare le osservazioni. In tempi più recenti, la visione strumentale delle teorie scientifiche, nella quale il loro ruolo è solo quello di fare previsioni osservabili, è stata influente anche se non è più molto popolare tra i filosofi della scienza.

In ogni caso, nella scienza come nella vita quotidiana, le osservazioni molto raramente si reggono da sole, ma fanno parte di un sistema di osservazioni, generalizzazioni e aspettative collegate tra di loro, in altre parole, di teorie. La bellezza sta nel fatto che, come le teorie conducono alla previsione di nuove osservazioni, così le osservazioni aiutano a confermare o confutare le teorie. Questi due elementi della scienza si correggono a vicenda, e insieme rendono la conoscenza scientifica possibile.

Risposta 4: “Se la scienza è solo una teoria, perché il tuo cellulare funziona?”

É difficile rispondere direttamente alla sfida del “la scienza è solo una teoria”, in quanto non è del tutto chiaro quale sia il reclamo in questo caso. La scienza fornisce descrizioni che ci permettono di spiegare cosa succede e di fare previsioni corrette. Cosa ci si può aspettare di più da queste descrizioni esplicative che chiamiamo teorie?

Quella che noi chiamiamo conoscenza scientifica è l’insieme di teorie che sono confermate al massimo del livello che sembra ragionevole richiedere. Ma certamente ciò non è richiesto per ogni cosa: all’interno della scienza abbiamo molti diversi livelli di accettazione, dalle teorie che sono estremamente ben confermate, ai modelli che hanno uno status più ipotetico, o sono ancora solo speculativi. Tipicamente, gli scienziati prenderebbero come affidabile solo la prima categoria.

Inoltre, la maggior parte delle teorie scientifiche sono molto complesse e sono sottoposte a rigidi test, non solo da parte dei sostenitori, ma anche da parte degli oppositori. É a causa di queste dinamiche interne che possiamo considerare la scienza come un’impresa autocorrettiva. Per questo motivo, è abbastanza persuasivo puntare ai successi pratici della scienza (in termini di tecnologia che utilizziamo) per dimostrare  che la scienza è un integrato e robusto sistema conoscitivo.

Quello che si cela dietro questo successo è che, in linea di principio, ogni affermazione di conoscenza scientifica può essere messa in discussione, e certamente questo è accaduto in passato. Se una teoria sopravvive a qualunque cosa è probabile che essa sia vicina alla verità. Persino le vecchie teorie sono raramente scartate nella loro interezza. Mentre la fisica Newtoniana fu sostituita dalla fisica relativistica, la vecchia teoria continua ad essere applicata agli oggetti della nostra quotidianità, con piccole deviazioni, così piccole da essere quasi impercettibili. Quindi c’è discontinuità nel progresso scientifico, ma anche continuità.

Elementi elettronici all’interno di un cellulare. La tecnologia complessa è stata sviluppata nell’arco di decenni, basata su robuste teorie scientifiche e su nuovi sviluppi tecnologici.
Larry Qian/Flickr

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Resources

  • Leggi una classica introduzione alla filosofia della scienza, guarda:
    • Chalmers A (2013) What is this Thing Called Science? 4th edition. Indianapolis, USA: Hackett Publishing Company. ISBN: 162466038X
  • Per una recente ed accessibile introduzione alla filosofia della scienza, guarda:
    • Okasha S (2016) Philosophy of Science. A Very Short Introduction. 2nd edition. Oxford, UK: Oxford University Press. ISBN: 0198745583
  • Per una completa e aggiornata risorsa online sulla filosofia, cerca vari articoli sotto “scienza” e “scientifico” nella The Stanford Encyclopaedia of Philosophy.

Author(s)

Thomas Uebel è professore nel Dipartimento di Filosofia dell’Università di Manchester, UK. Insegna e conduce ricerche sulla filosofia della scienza e sulla sua storia, è autore di diversi libri e di numerosi articoli su riviste.

Susan Watt è una scrittrice scientifica ed editrice per Science in School. Ha una laurea in Scienze Naturali all’Università di Cambridge, UK, e una specializzazione in filosofia e psicologia.


Review

Nel ventunesimo secolo, l’era della tecnologia, è necessario un articolo di questo tipo? Sfortunatamente sì. In Europa, molti programmi scolastici di scienze nelle scuole secondarie non prestano molta attenzione alla costruzione della conoscenza scientifica.

Questo interessante articolo ci porta a riflettere su due cruciali dimensioni della scienza: il legame tra la realtà basata sui fatti, e la ricerca di schemi affidabili e testabili nella nostra comprensione del cosmo. Dopo una discussione sulle idee centrali di questo testo, l’insegnante di scienze potrebbe coinvolgere i suoi studenti in una indagine semi-strutturata intorno ad una domanda riguardante la recente storia della scienza, come illustrato nell’articolo.

Qualunque approccio scelgano gli insegnanti di scienze, credo che questo articolo li aiuterà a considerare le domande più importati: l’impresa scientifica è compresa a pieno dagli studenti di scienze nella scuola secondaria? Probabilmente no. Può l’equivoca comprensione dei suoi obiettivi e dei suoi metodi mettere a rischio una società sincera e aperta? Decisamente sì.


Luis M Aires, insegnante di biologia, liceo Antonio Gedeao, Portogallo




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