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Nuovi approcci a vecchi sistemi: intervista a Leroy HoodSubmitted by rau on 26 April 2010
Tradotto da Attilia Dente
Tenendo conto di questo, Leroy Hood, un uomo che se decide di cambiare il mondo, va e lo fa, aveva deciso di cambiare la modalità di insegnamento della scienza in tutte le scuole di Seattle: “Praticamente, quando ci siamo trasferiti qui nel 1992, avevamo intenzione di attuare una scienza basata sull’indaginew1. Il nostro primo sforzo è stato il far convertire tutte le 72 scuole elementari di Seattle -per un totale di 23000 studenti e 1100 insegnanti- a questo approccio. Si trattava, innanzitutto, di realizzare una serie di workshop nell’arco di cinque anni, per dare agli insegnanti delle istruzioni di 100 -150 ore sia sui metodi che sui contenuti. Si ha bisogno di entrambi: se è tutto metodo e non ci sono i contenuti, allora non funziona. Probabilmente, abbiamo raggiunto tra il 90 e il 95% degli insegnanti e abbiamo veramente cambiato la concezione del sistema scolastico sull’insegnamento. Successivamente abbiamo continuato su questa linea sovvenzionando le scuole medie affinché facessero lo stesso. E avremmo avuto una sovvenzione per le scuole superiori, se non fosse stato per il fatto che ci è stata data quando Bush fu eletto presidente. Questi, infatti, cancellò tutti i fondi per l’istruzione. Così l’attuazione del progetto all’interno delle scuole superiori è stata più lenta…” Durante i workshop, venivano consegnati dei kit agli insegnanti, che potevano poi essere utilizzati nelle classi: “ Un kit aveva lo scopo di far capire il principio di Archimede facendo costruire agli studenti delle barche di forme diverse. Così si doveva cercare di comprendere la relazione esistente tra la forma della barca e lo spostamento dell’acqua. Ma era ancor più importante per gli insegnanti, perché li aiutava a comprendere la scienza più approfonditamente: la gravità specifica dell’acqua, lo spostamento, le forze di galleggiamento… La maggior parte degli insegnanti americani ha delle basi minime in scienze; nella scuola elementare, solo il 3-4% degli insegnanti ha avuto una vera preparazione in scienze. E poiché a quel livello c’è solo un’insegnante ad occuparsi di una classe, molti studenti non avevano mai avuto un insegnamento in scienze prima dell’inizio della nostra consulenza”. Altro punto di forza del progetto era il considerare gli insegnanti parte della comunità scientifica piuttosto che trattarli come degli estranei: “Questi sicuramente apprezzavano il fatto di essere trattati come colleghi, come parte fondamentale della comunità scientifica, con due ruoli specifici. Il primo, risvegliare l’interesse per le scienze in quegli studenti che ne hanno l’inclinazione e le capacità; il secondo, persino più importante, educare i cittadini del futuro alla scienza così da poter entrare nella società con una concezione di tutte queste cose, che sia buona o cattiva, basata sull’informazione e sui fatti. Questo permetterà loro di poter fare delle proprie considerazioni in merito. Ciò ha veramente rinvigorito l’interesse degli insegnanti nei confronti della scienza, perché si sono sentiti parte di una comunità più ampia, per poi riflettersi nelle modalità di insegnamento della scienza ai bambini.” Fondamentale al successo del progetto è stata anche la cooperazione strategica attuata: “Per realizzare il progetto, avevamo bisogno di reperire molti fondi. Così abbiamo avviato delle collaborazioni con Boeing, Microsoft e tante altre aziende e le abbiamo usate come leva finanziaria per raccogliere risorse consistenti da destinare alle scuole. Questo è stato importante per creare un modello che avesse potere dimostrabile. Infine, l’ultimo obiettivo di tutti questi programmi è certamente il sostegno: vorremmo convincere i sistemi scolastici, una volta che ne avranno visto i risultati, ad elargire fondi a favore di questo approccio. Questo sta già accadendo in alcune scuole di Seattle”. Hood e il suo team stanno ora estendendo il progetto a tutto lo Stato, attirando insegnanti eccellenti e funzionari scolastici nei workshop sul loro approccio. Solo così quegli insegnanti possono uscire ed apportare simili cambiamenti nelle loro comunità: “Abbiamo reclutato sei favolosi insegnanti di scienze che attualmente fanno questo a tempo pieno. Si tratta di persone che conoscono la scienza e sanno come insegnarla. Questo è importante, perché persone come conoscono alla perfezione la parte scientifica delle cose, ma non abbiamo mai dovuto confrontarci con la realtà di un principiante della prima classe o della scuola superiore. “Ad esempio abbiamo costruito un paio di moduli per l’insegnamento della biologia dei sistemi in una scuola superiore. Nella biologia dei sistemi si tratta soprattutto di capire le reti: così, facciamo innanzitutto costruire agli insegnanti una rete in cui si rappresentano tutti i bambini della classe che hanno un cellulare, e una rete dei numeri che possono automaticamente digitare. Poi gli studenti si siedono e capiscono, “oh sono le connessioni” e capiscono cosa succederebbe se interrompessero le connessioni. È un modo molto semplice per capire che la biologia opera sull’informazione esattamente allo stesso modo, e loro lo afferrano immediatamente”. Allora, cosa è esattamente la biologia dei sistemi?
Inizialmente questo approccio non fu accolto con entusiasmo da molti settori. “Anche quando abbiamo fondato l’Institute for Systems Biology (vedi riquadro) nel 2000, c’è stato tanto scetticismo. È successo come quando la biologia molecolare si “intromise” nella biochimica. Molte scuole decisero che la biologia molecolare era l’ultimo arrivato e quindi irrilevante. Così alcune scuole si concentrarono soltanto sulla biochimica, mentre altre si aprirono a questo nuovo settore. Quelli che hanno fatto il passaggio sono ora i leader della comunità biologica. Ma ciò non vuol dire che la vecchia scienza sia sbagliata. La biochimica è importante così come la biologia molecolare. Attualmente stiamo cercando di far convergere insieme i due ambiti. Bisogna aggiornarsi di questi tempi”.
“Ho iniziato ad usare il termine nei tardi anni Ottanta. Non ricordo se l’ho usato nel The Code of Codes nel 1990. Tuttavia in questo manuale ho dato una descrizione dettagliata di ciò che si intenderebbe oggi per biologia dei sistemi”. Guardando al passato, i primi rapporti di Hood con la scienza sembrano avergli predestinato il suo interesse futuro nei confronti delle reti e dei sistemi complessi: “Mio padre era un ingegnere elettrotecnico e voleva che anche io lo diventassi. Ma non mi piaceva l’ingegneria. Teneva anche diversi corsi e voleva che io li frequentassi. Così finii per imparare molte cose sui circuiti e le reti.
Così Hood si trasferì al Caltechw3 per fare pratica come scienziato. Qui poté imparare molte cose sull’insegnamento.
“Gli studenti amano questo genere di cose. Alcuni mi hanno scritto venti o quarant’anni dopo dicendomi che non avevano mai dimenticato quei giochi. Allo stesso modo si possono usare i giochi per computer riempiendoli di informazioni sulla biologia in modi davvero interessanti”. Che argomento sceglierebbe Hood se dovesse scrivere un libro sull’avvenimento più importante della sua carriera? Per chi ha speso la propria vita ideando e sostenendo approcci innovativi alla scienza, all’insegnamento e alla medicina, la risposta di Hood potrebbe non essere così sorprendente: scriverebbe su come fare affinché questo cambiamento abbia luogo. “Conosco tanti modi sul come fare affinché questo cambiamento avvenga. Ho fatto molte esperienze diverse, e in tutti i casi le ho dovuto fare in modi molto diversi. Ad esempio tutti questi strumenti che abbiamo realizzato quando ero al Caltech e anche successivamente. Per realizzarli, ho dovuto fondare una società, l’Applied Biosystems che commercializzava questi strumenti. Poi, quando ho tentato di fondare un nuovo dipartimento interdisciplinare di biologia al Caltech, i biologi si rifiutarono. Così mi sono dovuto trasferire all’Università di Washington e fondare lì un nuovo dipartimento con l’aiuto di Bill Gate. Infine c’è stato l’Institute for Systems Biologyw5. Ho provato a fondarlo all’università, ma non ci sono riuscito. Così ho lasciato e l’ho fondato: questa è stata la miglior cosa che potessi fare perché si può immaginare qualcuno dell’università che faccia un accordo con il governo del Lussemburgo? Non potrebbe mai succedere! Penso che tutta questa serie di cose sia stata una delle mie esperienze più interessanti. Intendo dire che la scienza è stata grande e ancora amo la scienza, ma amo anche far in modo che la scienza si realizzi."
Riferimenti Kevles DJ, Hood L (1990) The Code of Codes. Scientific and Social Issues in the Human Genome Project. Harvard, US: Harvard University Press Riferimenti sul web w1 – Per saperne di più sulle collaborazioni con il Center for Inquiry Science di Seattle ed il suo sviluppo, consultare la pagina: www.systemsbiology.org/Center_for_Inquiry_Science/History_and_Accomplishments w2 – Per saperne di più sul premio Nobel Max Delbrück, visita la pagina web: http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1969/delbruck-bio.html w3 – Homepage del Caltech, California Institute of Technology (Istituto di Tecnologia della California): www.caltech.edu w4 –Per saperne di più sul premio Nobel, Richard Feynman, visitate le pagine web:
w5 – Sito internet dell’ Institute for Systems Biology (Istituto per la biologia dei sistemi): www.systemsbiology.org Risorse Per una breve introduzione sulla biologia dei sistemi e un suo possibile inserimento nel curriculum didattico, si vedano: Recensione Quest’articolo così stimolante, che affronta numerose tematiche interessanti, può essere, tra l’altro, il punto di partenza per discutere in classe sui seguenti aspetti:
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